Bagnara terra di guerre e di scorrerie - Comune di Bagnara di Romagna

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Bagnara terra di guerre e di scorrerie

 

Nei secoli che seguirono Bagnara fu teatro di battaglie, saccheggi e oggetto di continui negoziati tra signori e piccoli tiranni. Oltre al vescovo d'Imola si avvicendarono nel suo possesso Uguccione della Faggiola, i Manfredi, gli Ordelaffi, i Da Polenta, i conti di Cunio, Barnabò Visconti, i Malatesta, gli Estensi. Fu Barnabò Visconti nel 1354 a dotare la località del sistema difensivo ancor oggi visibile. Da allora la località passò di mano a diversi padroni, che l'ottennero come preda di guerra, o per compravendita, o per donazione. Nel 1482 Bagnara fu appunto oggetto di donazione a favore di Girolamo Riario, marito di Caterina Sforza. Nel 1488 l'avveduta e spietata Caterina vendicò il marito ucciso in una congiura e mantenne il possesso di tutte le sue terre per conto del figlio minorenne. Nel 1494 la donna riuscì a salvarsi dalla minaccia dell'esercito francese di re Carlo VIII, venendo a patti con gli stessi nemici dopo essere stata abbandonata dal pusillanime alleato, il duca di Calabria. L'attuale Rocca di Bagnara fu ricostruita nel corso del XV secolo, sulle rovine della precedente, e completata per volere di Caterina Sforza. A quel tempo risalgono, infatti, l'imponente mastio e l'elegante loggiato. Tuttavia, il nuovo sistema difensivo nulla poté contro il duca Cesare Borgia, detto il Valentino che, negli ultimi giorni dell'anno 1499, conquistò Imola, poi via via gli altri castelli della signora fino a Forlì. Bagnara si arrese senza colpo ferire. Le fortune del Valentino cominciarono a declinare nel 1503, prima con la morte del suo potente genitore, Papa Alessandro VI, poi col sopraggiungere di una malattia che lo condusse alla morte. L'inetto Ottaviano Riario, figlio di Caterina, tentò invano per ben due volte di riprendere militarmente i possedimenti della famiglia. Seguirono decenni di lotte per il possesso della città di Imola e del contado, fra i sostenitori del Papa, detti neoguelfi , e i sostenitori del re di Francia e delle famiglie già spodestate dal Valentino, detti neoghibellini .

Anche Bagnara dovette subire sanguinose scorrerie da ambedue le parti. In seguito, mentre Imola finiva sotto il controllo completo e diretto della Santa Sede, Bagnara subì una soluzione di compromesso. Ad accampare vecchi diritti comitali sulla località era, infatti, il vescovo di Imola, i cui predecessori erano stati feudatari del castello bagnarese, mentre il comune di Imola chiedeva che quello status di feudo fosse dichiarato decaduto in conseguenza di decenni, o forse di secoli di effettiva interruzione. La giustizia del tempo non risolse la questione; per questo nel 1562 le parti giunsero ad un accordo in base al quale il vescovo poteva vantare il titolo di conte di Bagnara, la piena proprietà sulla rocca, su molti fondi rustici e la diretta proprietà (con diritto di decima) su quasi tutto il territorio comunale. Gli fu riconosciuto anche il diritto di concedere l'investitura (in cambio di denaro) ad ogni vendita, successione o donazione di beni posti nel territorio, poi ancora regalie, diritti di privativa e altri privilegi. Il vescovo, per l'esercizio delle sue funzioni, aveva il potere di nominare un commissario, scelto all'interno di una terna propostagli dal consiglio comunale imolese.
 
Aveva anche il potere di amministrare il comune e la giustizia, sia civile che criminale (esclusa la materia assegnata ai tribunali della Santa Inquisizione) e doveva provvedere alla difesa militare del territorio, esattamente come un feudatario medievale. Si diceva per questo che Bagnara era mediatamente soggetta alla Santa Sede (cioè a mezzo del vescovo stesso) a differenza delle località circostanti, che vi erano immediatamente soggette. Come contropartita il Comune di Imola ebbe il diritto di esigere le imposte fondiarie anche su Bagnara, vedendosi così sollevato della quota parte che in ogni caso doveva essere versata alla camera, cioè all'erario.
 
In effetti, a Bagnara esisteva già allora un consiglio comunale, le cui delibere tuttavia venivano sottoposte all'approvazione del conte-vescovo. Per la tutela dell'ordine pubblico all'interno delle mura c'era un bargello , oltre al guardiano notturno della porta che veniva rilevato di giorno dal piazzaro . Per la vigilanza in campagna c'erano invece uno o più saltari . Il primo cittadino era detto massaro , che assumerà il titolo di priore all'inizio del Settecento. Questi era coadiuvato da alcuni magistrati, scelti fra i consiglieri, che esercitavano più o meno le mansioni degli attuali assessori, nonché dal segretario, che era anche il notaio del paese. Memorabile fu l'epidemia di tifo petecchiale del 1591 (dopo tre anni consecutivi di carestia), che causò oltre 223 vittime a Bagnara, il numero massimo di morti mai riscontrato in paese in un anno. Sempre in quel periodo era alto il numero dei viandanti uccisi a scopo di rapina da banditi o fuorusciti.

Nel Seicento è da ricordare la peste del 1630-1631, dalla quale Bagnara restò immune. Per questo il consiglio comunale votò la delibera che impegnava il paese alla celebrazione annuale di una festa di ringraziamento alla Madonna dei Camangi, detta poi del voto , in occasione dell'ultima domenica di luglio; questo voto si è mantenuto sino ai giorni nostri.
 
Il Settecento fu contraddistinto da diversi flagelli: in primo luogo le guerre di successione che interessarono indirettamente anche il territorio delle Romagne, dove vari eserciti fissavano i loro quartieri invernali e pretendevano denaro, vitto, alloggio, legna da ardere, biade per i cavalli e altro, con la minaccia continua di ritorsioni. In particolare a Bagnara ci furono soldati stranieri nel 1708, nel 1736 e 1742, in occasione delle guerre di successione spagnola, polacca e austriaca. Il 1736 fu per giunta un anno di grave carestia. Nell'ottobre del 1765 nella località furono molti i casi di febbre terzana (una febbre intermittente, malarica), mentre si verificavano, in modo più o meno frequente, epidemie tra il bestiame bovino (la più temuta era volgarmente detta cancro volante ) che gettavano gli allevatori colpiti nella miseria più nera. Nel 1797 vennero i francesi di Napoleone, che abbatterono il vecchio regime, organizzando circoscrizioni amministrative (dipartimenti e prefetture) e giudiziarie (tribunali e governatori).

 

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