Nasce il Regno d'Italia - Comune di Bagnara di Romagna

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Nasce il Regno d'Italia

 

Bagnara di Romagna vide il succedersi della repubblica cispadana, che divenne repubblica cisalpina, quindi repubblica italiana e infine Regno d'Italia. Il vescovo di Imola perse ogni potere e diritto sul paese, mantenendo solamente la guida spirituale della parrocchia. Bagnara restò comune autonomo fino al 20 aprile 1810, quando fu aggregato a Castel Bolognese. Il 1° gennaio 1814 fu ripristinato il vecchio regime ad opera delle truppe austro-britanniche. Il Papa tornò a Roma il 24 maggio di quell'anno, dovendo tuttavia pazientare ancora per riavere le Romagne e ristabilirvi il suo governo. Allora Bagnara tornò ad essere comune ed ebbe il suo gonfaloniere (al tempo dell'occupazione francese il primo cittadino si era chiamato dapprima presidente, poi sindaco). Nel 1828 il gonfaloniere fu chiamato di nuovo priore. Il vescovo di Imola tornò a fregiarsi del titolo di conte di Bagnara, riebbe le sue proprietà e le sue decime, ma non ebbe più poteri in fatto di amministrazione, di giustizia e di difesa, tutte cose che passarono all'onnipotente cardinal legato il quale si avvaleva dell'ausilio dei governatori.

Dopo un periodo transitorio, Bagnara fu assegnata al governatorato di Castel Bolognese, dipendente dalla legazione (provincia) di Ravenna. Alcuni bagnaresi parteciparono ai moti mazziniani del 1831, poi repressi dall'esercito austriaco. In tutto lo stato pontificio la situazione dell'ordine pubblico stava precipitando, sia per il brigantaggio sempre più dilagante, sia per la protesta politica che infervorava gli animi.
 
Nel 1846 il vescovo di Imola e conte di Bagnara cardinale Giovanni Maria Mastai Ferretti divenne Papa col nome di Pio IX, suscitando l'entusiasmo delle autorità bagnaresi, che lo conoscevano personalmente e che stanziarono una somma per i relativi festeggiamenti. Nel febbraio del 1849 fu proclamata la Repubblica Romana e la fine del potere temporale del Papa. A Bagnara si fece cantare un "Te Deum" di ringraziamento e molti si arruolarono nella "guardia civica", un corpo militare che Pio IX aveva ripristinato a furor di popolo sostituendo quello, molto impopolare, dei centurioni detto anche dei volontari pontifici.

Alla restaurazione del vecchio regime nelle Romagne provvidero le truppe austriache, che entrarono a Bagnara il 22 maggio 1849. La repressione che seguì fu durissima, soprattutto contro coloro che si erano compromessi con la repubblica, che furono sorvegliati, perseguitati, incriminati e spesso condannati. Gli ultimi priori di Bagnara furono i ricchissimi fratelli Matteo e Domenico Morosini, che alla caduta del potere temporale del Papa furono accusati di peculato: avrebbero infatti intascato pubblico danaro in occasione della costruzione del forno comunale e della caserma dei gendarmi. Al 1855 risale l'ultima epidemia di colera in paese, con 16 morti ufficialmente denunciati (ma forse è più attendibile una successiva statistica redatta dall'arciprete che indica invece un numero di 40 morti). A Bagnara non si sentiva più parlare di peste da lungo tempo (l'ultima minaccia risaliva al 1656), ma ci saranno ancora in seguito serie malattie, come l'epidemia di vaiolo del 1886, e casi più o meno frequenti di pellagra, malaria, difterite, carbonchio, tubercolosi e tetano talora anche nel ventesimo secolo. L'annessione della Romagna al Regno di Sardegna avvenne di fatto nel giugno 1859 (da Bagnara i gendarmi pontifici partirono definitivamente il 14 giugno di quell'anno), ma l'atto formale fu rinviato all'anno successivo, dopo il plebiscito dell'11 marzo.

 

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